Per chi lavora, ha due o tre ore al giorno, e un esame che rimanda da mesi

Ecco come ho sostenuto 7 esami in 8 giorni (con la media del 28) grazie a "L'Albero dei CFU"

Padova, sessione estiva: una studentessa arriva davanti al computer per l'esame più difficile della triennale. È preparata, ma gira i tacchi e se ne va. Nel video ti svelo cosa le è mancato per chiudere un esame senza trascinarselo per anni...

Ecco il libretto come prova dei 7 esami in 8 giorni
Libretto universitario: i sette esami sostenuti dal 14 al 22 gennaio 2025

Cosa dicono i primi "Coltivatori di CFU"?

"Il punto forte della struttura del corso verte proprio sulla questione di come organizzare le fasi dello studio."

"Uno spunto utile e pratico è stato quello di usare i primi appelli come test… Non ci avevo mai pensato!"

Alessandro, studente di filosofia (lavoratore, genitore)

"Mi dai dei limiti: 'questa fase finisce quando hai guardato tutto il materiale, questa quando hai la sensazione di aver capito'… per una grande perfezionista che a volte si perde in un bicchiere d'acqua mi sembra ottimo."

Giulia, studentessa di lingue al terzo anno

Cosa c'è dentro L'Albero dei CFU

Se hai visto il video sai già come funziona il metodo, quindi la prima cosa che ti devo è l'elenco di quello che c'è dentro. Se non l'hai visto e preferisci il testo, sotto trovi il ragionamento per esteso: perché il metodo è fatto così, cosa dice la ricerca, e cosa succede quando un esame va male.

Sei ore di video: sei moduli sul metodo, più tre bonus. Non ottanta lezioni: nove in tutto.

Il metodo, in sei moduli

Cosa sono davvero gli esami
Cosa sono davvero gli esami L'esame visto da tre parti: da chi studia, da chi valuta, e da quello che occupa nella tua vita. Per te è la bestia nera. Per il professore è una pratica da sbrigare. Metà della paura viene dal fatto che dall'altra parte immagini qualcuno che ti sta giudicando. Non è quello che sta succedendo.
Le RADICI: la psicologia della memoria
Le RADICI: la psicologia della memoria Come si costruisce un ricordo e come si recupera. Encoding, cioè come un'informazione entra in memoria, interferenze, e le illusioni di competenza che ti fanno credere di sapere una cosa che non sai. Senza questo le tre fasi diventano una checklist che dimentichi in due settimane.
IL TRONCO: la fase della scoperta
IL TRONCO: la fase della scoperta Attraversare un programma senza perdersi: cosa è centrale, cosa è contorno, cosa è sacrificabile. Costruisci la mappa dell'esame prima di studiare sul serio. È la fase che ti fa smettere di accumulare pagine e appunti che non costruiscono niente.
I RAMI: la fase della comprensione
I RAMI: la fase della comprensione Il passaggio dal "so ripetere" al "so spiegare". È qui che l'esame si vince, ed è qui che sta la simulazione con cui ti misuri. È la fase in cui produci il numero. Senza numero torni a decidere con lo stomaco.
Le FOGLIE: la fase della memorizzazione
Le FOGLIE: la fase della memorizzazione Gli ultimi giorni. Le mnemotecniche entrano qui, e solo qui, e solo sui dettagli arbitrari. Per uno sportivo sarebbe la preparazione alla gara. È la prima fase in cui il voto sale davvero, e la maggior parte delle persone la fa per prima invece che per ultima.
Cosa succede se l'esame va male
Cosa succede se l'esame va male Bocciato, promosso con un voto che non ti piace, e il calcolo vero della media ponderata e del voto di laurea. Quando rifiutare ha senso e quando ti sta solo costando mesi. È dove gli studenti bruciano più tempo in assoluto, ed è dove non guarda nessuno.

E tre bonus

Lo Scippo prima dell'esame
Bonus 1 Lo SCIPPO prima dell'esame

Le ore prima dell'esame valgono punti, e quasi nessuno li prende. Quando arrivavo in aula dovevo sempre nascondermi per non farmi distrarre da qualcuno che voleva chiacchierare: per me quello era il momento più importante per confezionare il prossimo trenta.

Si dice che studiare all'ultimo non serve. Vero. La notte prima è meglio passarla a dormire che a studiare, perché il sonno ti permette di essere lucido il giorno dell'esame, e questo aiuta la performance.

Ma ci sono attività specifiche che puoi fare il giorno prima e il giorno stesso per scippare da sotto al naso del professore fino a cinque punti.

A una condizione: che il lavoro prima l'hai fatto. Lo scippo trasforma un 24 in un 29. Non trasforma uno 0 in un 18.

C'è uno studio che lo misura. Rawson e Kintsch, sul Journal of Educational Psychology nel 2005, hanno seguito 423 studenti universitari confrontando tre modi di leggere un testo. Risultato: un ripasso concentrato su materiale già letto migliora la prestazione se il test è immediato, e il vantaggio evapora nel giro di due giorni. Che è precisamente la finestra che ti serve, e in questo modulo bonus ti spiego come l'ho usata nei miei esami.

7 esami in 8 giorni
Bonus 2 7 esami in 8 giorni

Settantacinque minuti registrati subito dopo la sessione di gennaio 2025, quando il metodo non si chiamava ancora così.

Dal 14 al 22 gennaio ho dato sette esami per 57 crediti. Il modulo racconta quella settimana giorno per giorno: come ho diviso il materiale, cosa ho lasciato indietro di proposito, in che ordine sono andato agli appelli e cosa ho fatto nelle ore fra un esame e l'altro.

È la prima versione completa del metodo, raccontata a caldo, e funziona come corso a sé stante: se compri solo per questo e non guardi altro, hai comunque preso quello per cui hai pagato.

Chiariamo un punto: preparare sette esami insieme è folle e inutile. Non ti serve, non te lo consiglio, e non è quello che il metodo ti insegna a fare. L'ho fatto per una scommessa con me stesso, e il valore di quella settimana non è il risultato: è che ho messo il metodo sotto uno stress che nessuno studente normale gli metterà mai, e ha retto. Se tiene con sette esami in otto giorni e un principio di febbre, tiene con il tuo esame di lunedì.

Applicare l'albero
Bonus 3 Applicare l'albero

Il metodo spiegato è una cosa. Vederlo applicato a un esame vero, con le date e i giorni contati, è un'altra.

Qui ci sono tre esami raccontati per intero. Uno scientifico, Psicobiologia, chiuso con 29: come si attraversa un programma pieno di strutture e nomi che non significano niente finché non li vedi tutti insieme. Uno orale, con un elenco di autori che sembrava non finire mai: come si costruisce la mappa quando il rischio non è dimenticare i concetti ma confondere chi ha detto cosa. E uno preparato in fretta, in sette-dieci giorni, con le tre fasi compresse e la decisione, presa in anticipo, di cosa sacrificare.

Poi c'è la parte sui grandi assenti: sottolineare, le mappe, la ripetizione ad alta voce, le mnemotecniche, le flashcard. Tutte le tecniche che probabilmente stai già usando. Il modulo non ti dice di smettere: ti dice in quale fase ognuna serve davvero, e quali stai facendo nel momento sbagliato del percorso.

Ne stai già usando tre, scommetto. E due sono nel posto sbagliato.

Entra nell'Edizione Founder - 47€

Garanzia 100% soddisfatto o rimborsato. Se non ti piace hai 30 giorni per chiedermi i soldi indietro. Compri, lo studi, decidi tu se utilizzarlo per risolvere il tuo prossimo esame.

Perché un metodo di studio dovrebbe dirti quando smettere?

Quello che hai appena letto è cosa contiene il corso. Adesso ti dico perché è costruito in quel modo, perché è l'unica parte che conta davvero: se il ragionamento sotto non regge, i moduli sono nove video come tanti altri.

Ti hanno insegnato come si studia. Ti hanno dato le tecniche, i riassunti, le mappe, gli evidenziatori.

Non ti ha mai detto nessuno quando hai finito.

E quando non hai un criterio per saperlo, il cervello se ne inventa uno da solo. Ne inventa sempre lo stesso, ed è il peggiore possibile.

"Quando saprò tutto."

Il problema è che "tutto" non ha un numero. Qualunque risposta ti dai, "tutto" è sempre un capitolo più in là.

Più ti avvicini, più ne trovi: dal capitolo al riquadro a pagina 24, alla nota, alla fonte della nota, all'infinito

Locke e Latham hanno passato trentacinque anni a studiare cosa succede quando dai a una persona un obiettivo. Oltre cento compiti diversi, più di quarantamila partecipanti, otto Paesi. La loro conclusione sugli obiettivi vaghi è quasi una descrizione clinica di quello che ti succede: un obiettivo del tipo "fai del tuo meglio" non ha un riferimento esterno, quindi ognuno se lo definisce a modo suo, e qualunque livello di prestazione diventa accettabile o inaccettabile a seconda di come ti gira.

Tradotto per il tuo esame di lunedì: senza un criterio, non stai puntando a un obiettivo difficile. Stai inseguendo una cosa che non sai riconoscere quando l'hai raggiunta.

Ecco come si chiude il cerchio, passo per passo.

Non hai un criterio di arresto. Quindi ogni sessione di studio finisce quando finisce l'energia, non quando hai raggiunto qualcosa. Quindi non produci mai un dato sul tuo livello reale. Quindi l'unica domanda che ti resta è "so tutto?". E la risposta è sempre no, perché "tutto" non è raggiungibile. Quindi rimandi. E rimandando il materiale si accumula, la distanza da "tutto" aumenta, e la risposta la volta dopo è ancora più no.

Ogni giro peggiora il successivo. E questa cosa ha un nome.

La Soglia Invisibile

È la regola che non hai mai deciso di darti, e che decide per te ogni volta:
"vado solo quando so tutto"

Non l'hai scelta. Non l'hai nemmeno formulata. Ma è lì da anni e ha già deciso tre appelli al posto tuo.

E il conto è aritmetico, non emotivo. Un capitolo su venti che non hai finito ti fa saltare un appello. Due appelli sono una sessione. Due sessioni sono un anno.

Quattro appelli saltati sullo stesso capitolo mai chiuso, ed è passato un anno.

Adesso la parte che dà fastidio, e la dico lo stesso perché è quella utile: una fetta delle ore che hai passato sui libri non ha prodotto niente. Non per colpa tua, ma perché le tecniche che ti hanno insegnato non lo producono.

Nel 2013 cinque psicologi cognitivi hanno passato in rassegna per Psychological Science in the Public Interest le dieci tecniche di studio più usate al mondo, assegnando a ciascuna un voto di utilità sulla base di tutta la letteratura disponibile.

Evidenziare: utilità bassa. Testuale: la maggior parte degli studi non ha mostrato alcun beneficio dell'evidenziare al di là del beneficio della semplice lettura. Rileggere: utilità bassa. Riassumere: utilità bassa.

Le uniche due che hanno preso il voto più alto sono testarsi e distribuire lo studio nel tempo. Cioè le due che nessuno ti ha mai insegnato a fare in modo sistematico.

Il conto è questo: hai passato settimane a fare tre cose che la ricerca classifica come poco utili, senza un criterio per sapere quando smettere, aspettando una soglia che non esiste.

Il punto non è che hai studiato male. Il punto è che stavi giocando a un gioco di cui nessuno ti aveva detto le regole.

Da fare stasera

Il test dei cinque minuti.

Vuoi un esercizio che fa la differenza? Eccolo: prendi il capitolo del libro che ti sembra di sapere meglio e trasformalo in domande.

Puoi farlo fare all'IA: foto → ChatGPT → "fammi le domande come se fossi il prof".

Poi rispondi a tre domande, senza aprire il libro.

Se ci riesci bene, hai appena fatto la cosa più utile: ti sei misurato.

Se non ci riesci, hai appena visto la differenza tra riconoscere e ricordare. Il capitolo ti sembrava tuo perché era davanti agli occhi. Senza, è un'altra storia. Niente paura, sei ad un ottimo punto e sai cosa manca per diventare pronto.

In entrambi i casi hai un dato, e questo ti dice quanto manca alla fine.

L'Albero dei CFU: tre fasi, e ognuna finisce a un punto preciso.

Prima di dirti com'è fatto, ti dico la cosa che lo rende diverso da tutto quello che hai già visto, perché è una sola.

Ogni metodo di studio che esiste ti dice cosa fare. Quattro fasi, tre fasi, cinque passaggi, il nome cambia. Nessuno di quei metodi ti dice quando quella fase è finita.

Sembra un dettaglio. È la cosa che decide se dai l'esame o no.

Prova a verificarlo: prendi qualunque metodo di studio in circolazione, apri la pagina che lo descrive, e cerca la condizione di uscita di ciascuna fase. Non la troverai, perché non c'è. (È un controllo che richiede quattro minuti e vale più di qualsiasi tabella comparativa che potrei metterti io qui sotto.)

L'Albero dei CFU ha tre fasi. Ognuna ha una condizione di uscita verificabile.

E c'è una seconda cosa, che è il motivo per cui le fasi sono in quell'ordine.

Studiare e dare un esame sono due lavori diversi. Studiare è costruire conoscenza, e vuole settimane. Dare un esame è una prestazione che si esaurisce in mezz'ora, come una partita. Nessuno te li ha mai separati, e infatti ti sei allenato solo per il primo e poi ti sei presentato al secondo sperando che andasse.

Il tronco e i rami servono a conoscere. Le foglie e il protocollo del giorno dell'esame servono a fare punti. Sono due mestieri, e si allenano in modo diverso.

Lo schema dell'Albero dei CFU Quattro fasi dal basso verso l'alto: le radici, cioè come funziona la memoria; il tronco, la fase della scoperta; i rami, la fase della comprensione; le foglie, la fase della memorizzazione. Tronco e rami servono a conoscere, foglie e giorno dell'esame servono a fare punti. l'ordine in cui si fa 3. Le foglie memorizzare finisce al 90% 2. I rami capire finisce quando sai raccontarla 1. Il tronco scoprire finisce quando hai visto tutto 0. Le radici come funziona la memoria
Conoscere: il tronco e i rami. Fare punti: le foglie e il giorno dell'esame. Ogni fase finisce a un punto che puoi verificare, non quando finisce l'energia.

Le radici: come funziona la memoria

Non parliamo di tecniche, esploriamo il perché.
Come si costruisce un ricordo, come si recupera, e cosa fa l'ansia al recupero nel momento esatto in cui sei seduto davanti al foglio.

Questi principi sono la cassetta degli attrezzi per costruire memoria e per recuperarla, quindi per sviluppare la conoscenza di un esame e richiamarla al momento della performance.

Il paradosso delle tecniche di memoria: falliscono proprio questa fase. Le tecniche di memoria non alimentano la naturale capacità del cervello umano di capire le cose e creare reti di significato che servono sia per capire una materia che per ricordare i dettagli. Le tecniche provano a mettere dettagli dentro un secchio bucato, l'albero costruisce una ragnatela a maglia stretta che trattiene tutto ciò che serve.

Il tronco: la fase della SCOPERTA

Il mio metodo parte da un'esplorazione di tutto il materiale dell'esame. È la prima passeggiata che fai in una città nuova che non hai mai visitato: non hai pressione, hai tempo per ritornare nei posti che ti interessano, e non devi carpire tutti i segreti subito.

Devi scoprire il materiale d'esame e tenere una traccia mentale di cosa sia, quanto sia grande, cosa piace al professore. Prendi i tuoi appunti. È la fase leggera, ma leggera non vuol dire impegno zero: vuol dire che ci deve essere zero ansia, perché l'esame è ancora lontano e non possedere la materia è la condizione naturale e ottimale in questa fase.

Finisce quando hai visto tutto il materiale e prodotto i tuoi appunti. Non quando l'hai capito. Se in questo momento sei pronto per l'esame, vuol dire che hai lavorato male.

I rami: la fase del CAPIRE

Qua entriamo nel vivo di ciò che ci serve per sostenere la prova d'esame. Facciamo un primo ripasso completo finalizzato ad organizzare le nostre reti di memoria.

Lo scopo di questa fase è capire i concetti. Chiudi un capitolo quando lo sai raccontare a un amico con parole tue, libro chiuso, senza fermarti a metà. Se ti fermi a metà, quel capitolo non è chiuso, e almeno sai dove tornare. Se arrivi all'esame senza aver mai passato questa prova sarà in salita, ma in questo momento hai ancora tempo.

Per psicobiologia io ho dedicato un pomeriggio a capire le cellule bipolari del sistema visivo, e non ho chiuso il libro fino a quando non l'ho afferrato.

Finisce quando: sai raccontare la materia a un amico con parole tue.

Le foglie: la fase della MEMORIZZAZIONE

Siamo vicini all'esame, ma c'è ancora tempo. Le foglie del mio albero sono i dettagli che ci sfuggono sempre: i nomi, le date, i processi, i modelli da ricordare. È solo nell'ultima fase che li devi imparare.

Prima comprendi l'importanza e il senso di Cristoforo Colombo che si imbarca per l'India, che vuole sviluppare nuove rotte commerciali, che ha un senso più grande (oggi diremmo geopolitico). Poi inserisci in questa rete che ci va con tre caravelle, la Niña (in onore del proprietario Juan Niño), la Santa Maria (la nave ammiraglia) e la Pinta (che il 12 ottobre del 1492 avvistò la terra americana per la prima volta).

Le tecniche di memoria entrano in gioco solo qui. È da vent'anni che ricordo la data esatta della scoperta dell'America: 4 giorni prima del compleanno di mio nonno, 8 giorni dopo il compleanno di mio fratello.

Adesso le tecniche non sono solo un buttare a forza informazioni nella tua testa: diventano ancoraggi per dettagli che hanno senso e si rafforzano nella rete di conoscenza che hai creato.

Finisce quando: rispondi bene al 90% delle domande.

La prova finale dell'albero

Come testi la tua preparazione all'esame? Attraverso la simulazione

Cinque giorni prima dell'appello fermi tutto e fai l'unica cosa che conta: capire dove sei rispetto alla performance. Così hai un dato e non una sensazione.

E c'è un motivo per cui sono cinque giorni e non due o dieci. Adesope e colleghi, sulla Review of Educational Research nel 2017, hanno passato in rassegna 188 esperimenti che mettevano a confronto il fare test di pratica con il rileggere: il test vince di mezzo punto di effect size. Ma il dettaglio utile è dove l'effetto è più forte, ed è quando tra il test e la prova vera passano da uno a sei giorni. Meno di un giorno funziona molto meno.

"E se non ho una simulazione?"
In molti esami c'è, soprattutto se il corso è fatto bene e il professore non odia gli studenti. Se non c'è te la costruisci mentre studi. Se le hai puoi usare le prove passate. Puoi usare il libro (che ti fa le domande a fine capitolo).

O la puoi creare da solo. In due modi:

  1. Diventa professore di te stesso: quando incontri qualcosa che può essere chiesta all'esame la segni con la penna rossa e la trasformi in domanda. Cento domande sono il tuo storico per la simulazione.
  2. Come nel test dei cinque minuti: usa l'IA come professore.

Cosa succede se la simulazione va male? Quello che è successo a me per Psicologia della Personalità: ho fallito la simulazione, non sapevo rispondere alle domande aperte. Valevo a malapena 20-22 a una settimana dall'esame. E c'era Wimbledon in corso, che per un appassionato di tennis è il periodo dell'anno in cui il tempo si ferma.

Ma di tempo ne avevo ancora, e con un lavoro mirato ho trasformato un esame preparato male nel mio primo 30 e lode. Con la mia amica che mi ha odiato, dopo una settimana che mi lamentavo di andare impreparato.

Messaggio WhatsApp del 10 luglio 2024 con la comunicazione ufficiale dell'ateneo: Psicologia della Personalità e delle Differenze Individuali, Trenta e Lode
La comunicazione dell'ateneo, girata alla mia amica la sera stessa. Esame sostenuto il 10 luglio 2024, in mezzo a Wimbledon. Il nome sul verbale è quello all'anagrafe.

La Regola della Raccolta

Un frutto si raccoglie quando è maturo. Se lo lasci sull'albero aspettando che diventi perfetto, marcisce. Per un esame, maturo vuol dire 90%.

Dietro c'è un ragionamento, e sta tutto in un conto.

27 argomenti che sai3 scoperti, ma con appigliMaturo. Si raccoglie.

Se sai bene 27 argomenti su 30, sui tre che restano non parti da zero: hai appigli, collegamenti, la struttura generale. Devi essere sfortunato per beccare esattamente quella domanda, e anche beccandola sai dire qualcosa. Il 90% non è accontentarsi. È il punto oltre il quale ogni ora aggiuntiva rende meno di quanto costa, contando anche il rischio che quell'ora diventi un altro appello saltato.

E c'è un secondo effetto, meno ovvio del primo. Al 90% non entri in aula sperando: entri sapendo quali tre argomenti su trenta sono scoperti. La differenza non è quanto sai, è che hai smesso di temere di non sapere niente, perché sai esattamente cosa non sai.

Quanto sposta quel voto che stai per rifiutare? Molto meno di quanto pensi... ecco i numeri.

Il mio ultimo esame è stato Psicometria. L'ho preparato in nove giorni, stavo male, e ho preso 21.

Ventuno. In un esame da parecchi crediti, l'ultimo della carriera.

Adesso, la reazione standard è rifiutarlo. Tenerlo aperto, ridarlo a settembre, "tanto un mese in più".

Io invece ho preso la calcolatrice, cosa che a quanto pare nessuno fa mai.

La mia media prima di quel 21 era 28,6. Dopo quel 21 è diventata 28,0.

Sei decimi.

Libretto universitario di Mario Bucca con tutti i voti registrati
Il conto vero, sul mio libretto
Prima di Psicometria 28,56 media ponderata su 150 CFU, 19 esami
Dopo il 21 28,00 media ponderata su 162 CFU, 20 esami

Psicometria pesava 12 crediti, cioè uno degli esami più grossi del corso, e un voto inferiore di 7 punti rispetto alla mia media mi ha tolto soltanto sei decimi. Il libretto qui sopra ha tutti i numeri: se non ti fidi, rifai il conto.

E per prendere 110, secondo il regolamento del mio ateneo, me ne bastava 27,75. Ero comunque sopra.

Sei decimi contro un altro mese di esame aperto in testa, un altro volo, un'altra settimana di vita ferma su una cosa che era già chiusa.

Fun fact sul volo: per risparmiare, dopo Psicometria ho fatto Padova-Atene e Atene-Catania. Ho dormito due notti nella capitale ellenica e con i soldi risparmiati rispetto al diretto mi sono pagato il biglietto per il Partenone. Giusto per darti una dimensione di quanto mi costasse, davvero, rifiutare un voto brutto.

Ho accettato il 21. Bastava per laurearmi con il massimo dei voti. Almeno credevo: sono stato ingenuo e non ho letto un inciso fatale, che adesso ti racconto.

Prima però la sostanza. La media si pesa alla fine su circa 160 crediti, e un voto brutto in mezzo a 160 crediti pesa una frazione di quello che sembra quando ce l'hai davanti il giorno stesso. Non definisce chi sei, e non dice NIENTE di quanto tu ne sappia della materia.

Uno dei miei più cari amici ha preso 18 in statistica, e oggi fa le pulci alle elaborazioni statistiche dei massimi esperti mondiali di informatica.

  • Se il prof ti sta sul culo, prendi 18.
  • Se nel mese dell'esame la tua vita va a rotoli, prendi 18.
  • Se come me passi due giorni a vomitare l'anima prima dell'esame più difficile del triennio, preparato in nove giorni, prendi 18. Ventuno, in realtà. Ma avrei accettato il 18.

Questo non vuol dire che rifiutare sia sempre sbagliato. Ci sono casi in cui ha senso, e nel corso ti dico quali sono. Vuol dire un'altra cosa: che quella decisione va presa con la calcolatrice, non con lo stomaco.

Perché lo stomaco ti dirà sempre di rifiutare. E rifiutando peggiori esattamente la variabile che volevi proteggere: ogni esame riaperto è un esame in meno dato.

Cosa dicono i primi "Coltivatori di CFU"?

"Il punto forte della struttura del corso verte proprio sulla questione di come organizzare le fasi dello studio."

"Uno spunto utile e pratico è stato quello di usare i primi appelli come test… Non ci avevo mai pensato!"

Alessandro, studente di filosofia (lavoratore, genitore)

"Mi dai dei limiti: 'questa fase finisce quando hai guardato tutto il materiale, questa quando hai la sensazione di aver capito'… per una grande perfezionista che a volte si perde in un bicchiere d'acqua mi sembra ottimo."

Giulia, studentessa di lingue al terzo anno

Prima di parlarti del prezzo, ti chiedo di fare un conto rapido

Quanti appelli hai saltato negli ultimi dodici mesi? Contali davvero. Anche quelli che avevi in testa e poi hai lasciato perdere senza nemmeno iscriverti, perché tanto lo sapevi già che non ce l'avresti fatta.

Adesso vai più indietro ancora, all'esame che rimandi da più tempo. Quanti mesi sono passati da quando avresti potuto darlo la prima volta?

Quel numero è il tempo che ti è costato aspettare di sapere tutto.

Il voto lo recuperi: ti ripresenti e lo alzi. Quel tempo no. Resta lì, in fondo al percorso, e te lo ritrovi tutto insieme alla fine, quando gli altri hanno finito e tu hai ancora quattro esami da dare.

Tienilo in mente mentre vai avanti. È il conto che stai cercando di smettere di pagare.

Quanto costa L'Albero dei CFU?

97€ 47€ Edizione Founder - 30 posti

Quella che hai davanti è l'Edizione Founder. Sto portando L'Albero dei CFU sul mercato per la prima volta, e i primi trenta che entrano lo pagano 47€ invece di 97€.

Novantasette euro è quello che costerà quando avrà finito di crescere, oggi sto tagliando il prezzo a metà per arrivare a più persone e raccogliere esperienze dirette oltre la mia e oltre al mio corso di laurea.

Le prime 30 persone pagheranno questo prezzo e avranno accesso immediato a tutto il corso che ti ho presentato.

Cosa ti chiedo in cambio

Una cosa sola, e viene dopo. Fai il corso, lo applichi, dai i tuoi esami, e poi mi scrivi com'è andata.

Anche se è andata male. Anzi, soprattutto se è andata male, perché è lì che scopro cosa c'è da sistemare e le prime trenta persone sono quelle che mi fanno vedere i punti ciechi.

Mi aiuta due volte: mi permette di far conoscere questo lavoro, e di migliorarlo con i feedback di chi lo ha usato davvero invece che con le mie idee su come dovrebbe andare.

La garanzia

GARANZIA 30 GIORNI SODDISFATTO O RIMBORSATO
Soddisfatto o rimborsato entro 30 giorni. Scrivi, e ti restituisco tutto. Senza condizioni e senza doverti giustificare.

Te la do per un motivo semplice: fra noi due, quello che sa se il metodo funziona sono io. Tu hai davanti una pagina lunga scritta da uno che non conosci, e ti sto chiedendo di credere a un modo di studiare che non hai mai visto. In questa situazione il rischio non può stare dalla tua parte.

E se il metodo su di te non funziona, quei soldi non ho motivo di tenerli. Non ti ho venduto un oggetto che ti resta in mano: ti ho venduto un modo di fare una cosa. Se quel modo non ti serve, l'unica reazione sensata è restituirti i soldi e chiuderla lì.

Sembra la formula di sempre, e infatti lo è. Quello che cambia è che qui non c'è niente scritto sotto. In questo settore la garanzia arriva quasi sempre con qualcosa attaccato: c'è chi te la dà solo se hai guardato tutti i video, chi solo se hai completato un terzo del corso, chi non la mette nemmeno sulla pagina di vendita e la scopri dopo aver pagato. Vai a controllare, sono cose scritte in chiaro sui loro siti.

Qui no. Non devi aver finito i moduli, non devi dimostrarmi che ci hai provato, non devi spiegarmi perché. Scrivi entro trenta giorni e ti rimando i quarantasette euro.

Entra nell'Edizione Founder - 47€

Garanzia 100% soddisfatto o rimborsato. Se non ti piace hai 30 giorni per chiedermi i soldi indietro. Compri, lo studi, decidi tu se utilizzarlo per risolvere il tuo prossimo esame.

Perché adesso?

Ci sono due scadenze, e sono diverse tra loro.

La prima sono i trenta posti, e vale poco: se li perdi, il corso lo trovi comunque, costa 97€ e dentro c'è la stessa roba.

La seconda vale molto di più, e non ha niente a che fare con me: a ottobre ricominciano le lezioni, ed è esattamente il momento del tronco. La fase lunga, quella leggera, quella che si fa nei ritagli mentre il corso va avanti.

Se la fai adesso, a gennaio arrivi ai rami con i tuoi appunti già fatti e tutto il materiale già visto, invece di comprimere tronco, rami e foglie nelle tre settimane prima della sessione.

Il metodo regge anche sotto pressione, e il bonus sui sette esami in otto giorni sta lì a dimostrarlo. Ma non è così che va usato, e sarebbe un peccato comprarlo a dicembre per doverlo usare in quel modo.

Le domande che mi farei io

"Tu hai fatto psicologia. Io faccio ingegneria. Cosa ne sai?"

È l'obiezione giusta e te la rigiro dritta: tutti i miei esami sono di psicologia. Nel mio libretto non c'è un'analisi, non c'è un diritto privato, non c'è un esame con gli esercizi. Quindi quando ti dico come si prepara un programma da esercizi ti sto passando un ragionamento, non un risultato mio, e la differenza è giusto che tu la sappia prima di pagare.

Quello che regge oltre la mia facoltà è la struttura, non i contenuti: attraversare il materiale prima di capirlo, avere una condizione di uscita per ogni fase, misurarti prima invece che sperare, e non pretendere il cento per cento. Su un esame con esercizi la fase del capire è più lunga e più tosta della mia. La struttura resta quella, cambia quanto tempo ci devi mettere dentro.

L'unica cosa che ho, e te la do per quello che vale: un mio amico era bloccato da quasi due anni su biochimica e non riusciva a chiudere la laurea. Ci abbiamo lavorato sopra una sera, su come cambiare la preparazione. Un paio di settimane dopo mi ha chiamato per dirmi che l'aveva dato. È un caso solo, è di seconda mano, e non è una prova che il metodo regge su tutte le facoltà. È il motivo per cui c'è la garanzia.

Il modo onesto di verificarlo è provarlo su un tuo esame e usare la garanzia se non regge.

"Bastano dei video per cambiare il modo in cui studio?"

Da soli no, e lo so bene: di video sul metodo ne hai visti più di me. Il corso non ti chiede di buttare quello che fai già. Ti dà i confini: dove comincia una fase, cosa produci, quando finisce. Le tecniche che usi oggi (le mappe, le flashcard, le sottolineature) ci entrano dentro, ognuna nella fase in cui serve. Il primo cambiamento che puoi fare è stasera, con il test dei cinque minuti che trovi più su.

"Lavoro, e ogni appello mi costa un giorno di permesso. Posso permettermi di usarne uno come prova?"

Probabilmente no, e non te lo chiedo. La simulazione te la costruisci da solo mentre studi: le domande segnate in rosso nei rami diventano il tuo storico, e cinque giorni prima rispondi. Il primo appello come prova è l'ultima risorsa, per chi non ha altro.

"Uso già ChatGPT o NotebookLM. Mi serve ancora un metodo?"

Sì, e ti serve proprio per quello. L'intelligenza artificiale è bravissima a farti domande sul tuo materiale, ed è un ottimo modo di fare la simulazione quando gli storici non ci sono. Non sa dirti quando hai studiato abbastanza: quello lo decide il criterio, non lo strumento. Nel corso la uso nel tronco e nei rami, per farmi spiegare quello che non è chiaro.

"Ho già comprato roba del genere e non l'ho mai finita."

Probabile, e non è un'accusa: è il motivo per cui questo corso è corto. Non ci sono ottanta lezioni. C'è un metodo con tre fasi e un protocollo, e la cosa che devi fare per prima puoi farla stasera sul materiale che hai già aperto.

"Il mio problema non è il metodo, è che non riesco proprio a mettermi lì."

Se non ti metti perché non sai da dove cominciare e quando smettere, il metodo ti serve, ed è esattamente il problema che risolve.

Se invece ti iscrivi agli appelli e non ci vai per attacchi di panico, perché non dormi la notte prima, perché il vissuto psicologico è troppo sovrastante, allora non risolvi con un videocorso. Il consiglio è di rivolgerti ad uno degli sportelli di supporto attivi in quasi tutte le università italiane. Il metodo può stare accanto, non al posto.

"Quanto ci metto a vedere qualcosa?"

Il protocollo del giorno dell'esame lo puoi usare al primo appello che dai, anche se il resto del metodo non l'hai ancora applicato. Le tre fasi hanno bisogno di un ciclo d'esame completo per essere valutate, quindi realisticamente un appello.

"Serve che segua le lezioni?"

No. Io ho preparato esami dal libro di testo, dalle slide, dalle lezioni, da videolezioni e dalle registrazioni. Quello che serve è conoscere il materiale d'esame e attraversarlo tutto nella prima fase, per organizzare il lavoro. Il materiale può essere qualunque cosa.

Se la frequenza non è obbligatoria, l'esame lo prepari anche senza seguire le lezioni del docente. In parecchi casi io ho scelto di non seguire i corsi che mi facevano cagare.

"Perché non fai come gli altri, un percorso con il coach e le call?"

L'Albero dei CFU è il punto d'ingresso per lavorare con il mio metodo. Posso anche aggiungere delle sessioni private per chi ha comprato il corso, ma il nucleo su cui lavoriamo è quello che ti presento in queste lezioni, e il corso intero costa meno di una lezione singola. Quindi per te è più economico.

Se poi vuoi fare lezioni private, lo decidiamo dopo.

"Il corso mi toglie l'ansia da esame?"

No, e chi te lo promette ti sta mentendo.

Quello che fa è togliere una parte della benzina che alimenta l'ansia, cioè non sapere a che punto sei. Con un numero in mano si sta meglio che con una sensazione. Ma l'ansia da esame è una cosa più grande di un metodo di studio, e il corso non la cura.

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Garanzia 100% soddisfatto o rimborsato. Se non ti piace hai 30 giorni per chiedermi i soldi indietro. Compri, lo studi, decidi tu se utilizzarlo per risolvere il tuo prossimo esame.

Prendo i soldi e scappo?

Mario Bucca il giorno della laurea, con la corona d'alloro

Chiudo questa pagina con un pensiero che forse ti ha sfiorato, in modo del tutto legittimo: e se questo sparisce?

Mi parla di garanzia, mi parla di metodi di studio, mi chiede dei soldi. E se questi soldi se li intasca e sparisce in Brasile?

Da 10 anni gestisco una scuola per i tornei di poker e ancora non c'è nessuno che mi aspetta dietro la porta per chiedermi indietro i soldi che mi ha dato per corsi a distanza come quello che ti ho presentato nella pagina (ma ben più costosi). Ho un canale YouTube e un sito, Coachingmtt.com, e se cerchi il mio nome salta fuori qualche intervista pubblica. Insomma: prendo i tuoi soldi, ma non scappo!

E non scappo nemmeno dopo. Chi mi scrive riceve una risposta da me, di persona: sul metodo, sui suoi esami, anche quando non ha ancora comprato niente. Qui sotto c'è una conversazione di questi giorni, senza il nome di chi me l'ha scritta.

Conversazione email con una studentessa, con nome e dati personali coperti: tre risposte di Mario martedì 22 settembre
Martedì 22 settembre: tre risposte nello stesso giorno. Nome e dati personali della studentessa sono coperti.

Quarantasette euro non sono sufficienti a pagare nemmeno il volo per il Brasile (sigh), però potrebbero bastare a cambiare la traiettoria del tuo percorso universitario.

Una bugia in meno da mantenere

Wieland e colleghi, su Learning and Instruction nel 2022, hanno seguito 88 studenti del Politecnico di Karlsruhe durante la sessione d'esame, chiedendogli sei volte al giorno per una settimana com'era andata ogni singola sessione di studio programmata. Su 2.286 sessioni pianificate, il 30% è stato rimandato. E le sessioni rimandate erano sistematicamente quelle che lo studente, in quel momento, percepiva come più confuse rispetto alla propria media.

Il dettaglio che conta è un altro, però. Gli autori hanno controllato se l'effetto dipendesse dal carattere: dalla tendenza a procrastinare, dalla coscienziosità. Non dipendeva da questi fattori. Valeva anche per gli studenti più diligenti del campione.

Quindi no, non è che sei fatto male tu.

C'è una seconda cosa che succede intanto, ed è quella che pesa di più anche se nessuno la nomina. Ogni mese di ritardo non aggiunge solo un esame arretrato.

Aggiunge una bugia da mantenere. Prima è "eh, ci siamo quasi". Poi è un numero inventato. Poi è cambiare argomento a tavola. Poi è chiudere Instagram quando quella del tuo anno posta la foto con la corona d'alloro.

In un'indagine di Skuola.net su 1.100 universitari italiani, uno su due ha ammesso di aver mentito almeno una volta sul proprio rendimento. Esami falliti nascosti, sessioni inventate, date di laurea spostate. Metà. (Il che significa, statisticamente, che qualcuno dei tuoi amici che sembra a posto non lo è).

Ti hanno detto che il problema è il tuo metodo di studio. Hanno ragione a metà, e la metà che manca è quella che hai letto in questa pagina: se fosse solo il metodo, all'esame ci andresti comunque. Prenderesti 22 invece di 30, ti arrabbieresti, e andresti avanti. Invece non ci vai proprio.

Questo corso non ti promette il trenta. Ti promette una cosa più piccola: che al prossimo appello ci vai. Poi a quello dopo. E dopo tre o quattro appelli dati invece che rimandati, quel numero comincia a muoversi.

E il giorno in cui tua madre ti fa la fatidica domanda, quanti esami ti mancano, tu hai una risposta giusta. Non aggiustata, non una bugia da mantenere.

Quel giorno non è il giorno della laurea, che può sembrare lontano.

È un giorno che arriva molto prima.

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